Gerolamo De Rada fra Letteratura e Rivoluzione

di Vincenzino Ducas Angeli Vaccaro – Lungro (Cs)


 

“Il mio animo restava in quell’inverno in potere di due fantasmi…la lode che mi si annunciava dalla poesia…e la rivoluzione, dietro a cui parevami stare un avvenire di fortune a perdita di vedute.”

(Gerolamo De Rada)


Busto di De Rada. Chiostro del collegio San Adriano

 

 

Indiscutibilmente la Letteratura ItaloAlbanese ebbe i suoi albori grazie ai primi scritti atti alla divulgazione religiosa. I primi profughi albanesi sopraggiunti nel Regno di Napoli, non possedevano una cultura letteraria tradizionale, ma, forse, solo orale. L’istruzione era retaggio di pochi e, per la maggior parte dei casi, esclusivamente della classe clericale, la quale, in poco tempo, raggiunse il grado più alto della società del tempo. La mancanza di istruzione e di Collegi – scrive Angelo Masci – fece giacere il popolo Arbëreshe per più di duecento anni nell’ignoranza, il che aumentò in loro barbarie.


Nel 1734, con la erezione del Collegio Corsini, in San Benedetto Ullano (Cs), voluta dalla famiglia Rodotà, poi trasferito, per opera del vescovo Bugliari, nel 1794, aSan Demetrio Corone, la condizione socio culturale degli Italo Albanesi inizia a decollare e la stessa struttura educativa diventa rinomata come una delle più importanti dell’Italia meridionale. Nel Collegio egli studia e insegna la lingua albanese e dai più viene tutt’ora considerato, con Naim Frasheri, il padre della letteratura e della nazione albanese, ormai consapevole della propria identità.

Collegio greco italo albanese San Adriano – San Dementrio Corone (CS)

Gerolamo De Rada venne alla luce a Macchia Albanese, frazione di San Demetrio Corone, il 29 novembre del 1814, piccola colonia epirotica di Calabria, scrive il poeta nella sua autobiografia, “sito sopra un colle aprìco d’incontro al mare Jonio.  Mia madre di casta Braile, allora erede di due antiche famiglie, Avati e Skiglizi, era nata nella vicina colonia di Strigari (San Cosmo Albanese). Gli antenati di mio padre erano forse da un Pietro Antonio Rada d’Albania.”

Il padre era parroco di rito greco bizantino e professore di Lingua e Letteratura Greca nel Collegio Italo Albanese di San Adriano, dove egli, giovinetto fu avviato agli studi classici. Vi ebbe, qui, compagni di studi, Domenico Mauro, Demetrio Strigari e Achille Frascino, personaggi che come egli diedero lustro all’Arberia nel corso di diversi decenni.

Quando il De Rada entrò per compiervi gli studi, quel Collegio, per via delle stragi borboniche avvenute nel 1799, era divenuto – come scrive il De Cesare – ” un vivaio di giovani esaltati di sentimenti di libertà, da reminiscenze classiche, da un senso di idolatria per la rivoluzione francese e da un desiderio indistinto di tempi nuovi”.

 

In quello stabilimento di educazione, quindi oltre ai libri strettamente scolastici, veniva venivano letti anche testi di letteratura straniera, ove prediletti erano quelli di epica, di filosofia transalpina e della poesia del Byron. L’influenza byroniana nel Collegio fu determinante perché valse ad aprire le menti di quei giovani studenti; lo stesso De Rada attraversò  la sua testimonianza autobiografa ci informa che il Collegio Italo Greco agì da tramite alla conoscenza ed alla diffusione della cultura europea. L’apertura ai “libri nuovi” comprese le opere del Byron; fu determinante anche per la nascita, in quel luogo del “Romanticismo Calabrese”: infatti la maggior parte di quella corrente era stata educata fra quelle mura: Giannone, Miraglia, Baffi e Mauro, quest’ultimo considerato da Francesco De Sanctis il caposcuola.

In quel periodo, giovanissimo, compose in lingua italiana in terzine il poemetto “Odissea” in quattro canti, purtroppo andato perduto. Terminati gli studi al San Adriano, decise, saggiamente, prima di intraprendere gli studi universitari, di distendersi, meditando nella sua Macchia. Questo periodo – scrive G. Carlo Siciliano – si dimostrò di fondamentale importanza sia sotto l’aspetto esistenziale che sotto quello artistico. Affinò gli studi di cultura orale albanese, compilando una ricca serie di canti tradizionali raccolti dalla viva voce delle donne e dei contadini delle limitrofe comunità arbëreshe.

Nel 1834 si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza a Napoli, dove nel 1836, scrisse e pubblicò il “Milosao”, poesie albanesi del XV secolo, Canti del Milosao figlio del signore di Scutari. Nella capitale del Regno venne accolto dai suoi amici e compagni di studio al liceo, Achille Frascino di Firmo e Demetrio Strigari di San Demetrio Corone. Attraverso costoro conobbe Benedetto Musolino, fondatore dei “Figliuoli della Giovane Italia”, che lo stesso De Rada considerò, in un primo tempo, come collaboratore del Mazzini nella capitale del Regno delle Due Sicilie.

Nel 1848 fondò il giornale “L’Albanese d’Italia”, primo organo di stampa albanese, attraverso il quale si prodigò a divulgare, con veemenza, le idee liberali per la difesa dei diritti sociali e della giustizia nell’Italia Meridionale.

Le relazioni che intercorsero fra lui e liberali in Napoli e l’attività politica antiborbonica, gli cagionarono un mese di carcere. Liberato, lasciò Napoli per raggiungere la sua terra natia, dove un anno dopo, nel 1849 ottenne la istituzione e la cattedra di Lingua Albanese nel Collegio San Adriano, che gli venne tolta da lì a poco per avere cospirato nei moti del ’48. Iniziò intanto, in questo periodo, una intensa attività propagandistica per l’affermazione dei diritti del popolo albanese e per la sua rinascita politica e culturale, considerandola utile ai fini dell’indipendenza della madrepatria ancora soggiogata dal dominio turco. Oltre all’attività politica, il De Rada, si prodigò molto anche sotto il profilo strettamente letterario, trovando nuovi impulsi creativi, sa negli studi di albanologia, che in quelli di carattere storico. Nel 1861 gli viene conferita la Crocedi Cavaliere dell’Ordine Mauriziano per i servigi alla causa italiana. L’anno successivo pubblica i ” Principi di Estetica”.

Nel periodo fra il 1883 – 87, fondò e pubblicò a Cosenza la rivista politica e letteraria “Fjamuri Arberit” (il Vessilo Albanese), il primo organo stampato che iniziò a denunciare le irregolarità politiche delle potenze europee, dopo il Congresso di Berlino, riguardo la spartizione del territorio albanese. Il De Rada – aggiunge Carlo G. Siciliano – gridò con sdegno contro la logica spartitoria delle superpotenze europee e dell’imperialismo serbo, facendosi portavoce della mortificazione del popolo albanese, che si vedeva, ancora dopo secoli di dominazione e vessazioni, soggiogato e diviso.


 
 



Attraverso la rivista “Fjamuri Arberit”, il Nostro ripubblicò le Rapsodie di un poema albanese raccolte nelle colonie del Napoletano, già pubblicate nel 1866 nella tipografia Bencini di Firenze e La Caduta della Reggia d’Albania.

Nel 1889 viene ripristinata la cattedra di Lingua Albanese al San Adriano ed egli ne ridivenne titolare fino agli ultimi giorni della sua esistenza.

Nel 1899, inoccasione del XII Congresso degli Orientalisti, svoltosi a Roma, il Vate dell’Arberia, pur avanti con l’età, offrì un notevole contributo con la sua relazione: “Caratteri della Lingua Albanese nell’età preistorica”. Nello stesso anno fu costretto, per cagioni di salute, a rifiutare la cattedra di Lingua e Letteratura Albanese presso l’Orientale di Napoli.

Nel 1884 pubblica il suo ultimo libro dello Skanderbeg; nel ’91 il dramma storico “Sofonisba”; nel ’98 il poema “Specchio di umano transito”.

Fu organizzatore e presidente dei due Congressi degli Albanesi d’Italia, svoltisi a Corigliano nel 1895 e due anni dopo a Lungro.

Un aspetto particolare mi ha folgorato leggendo la sua autobiografia: “Quando entrai da alunno al San Adriano, nulla io sapea della lingua italiana; per molto tempo fui sempre l’ultimo della classe!” Sì era un vero Arbereshe!

La tradizione popolare – come scrive il Cassiano – ancora ricorda che, quando la bara del Poeta veniva trasportata al cimitero di San Demetrio Corone e passava nei pressi della palazzo di Domenico Mauro, il mandorlo fiorito dal soprastante orto dei Mauro, gli riversò tutti i suoi fiori, come se la stessa natura volesse onorare il Poeta, morto povero e in solitudine.

 

Bibliografia essenziale

Cassiano D., Risorgimento in Calabria, Figure e pensiero dei protagonisti Italo Albanesi, Marco Editore Cosenza, 2003.

De Rada G., Opera Omnia VIII (Autobiografia), Rubbettino Editore, 2007.

Siciliano G.C., La Diversità Arbereshe, Falco Editore, Cosenza, 2009.

 

 

 


















































 

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