Il “mito” sfatato di Garibaldi e dei suoi Mille

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Certo ai misoneisti, a coloro i quali sono legati per stupido convenzionalismo di sorta e non, ai poco attenti alle produzioni della verità storica, alcune affermazioni che verranno via via esposte in questo scritto, poco saranno gradite.
Per molti decenni l’erudizione libresca, la storiografia statuale ed idoleggiante ha favorito una propaganda tesa a mitizzare le gesta eroiche di Garibaldi, unico e grande condottiero capace con i suoi “Mille”, di sbaragliare un esercito, quello borbonico, forte di centomila soldati. Garibaldi uno stratega? No! Un gran buon raccattapalle al servizio della massoneria inglese. Fin d’ora sono circolate solo delle voci riguardo la truffa della Spedizione dei Mille, ma una sconcertante rivelazione ci viene data dallo storico Giulio De Vita, in una convegno tenuto ed organizzato a Torino nel settembre del 1988 dal Collegio dei Maestri Venerabili del Piemonte. Il De Vita è convintissimo, grazie alla vasta documentazione da lui ritrovata in gran parte presso gli archivi inglesi, che il Sud è diventato colonia Piemontese, non per merito di Garibaldi e dei suoi prodi guerrieri, ma per le piastre d’oro turche che vennero elargite a dignitari dell’esercito borbonico che, senza tentennamenti, si convertirono alla democrazia liberale.
Si sa che qualche giorno prima dell’imbarco da Quarto, Nino Bixio, da quanto molto miseramente ci viene riferito, effettuò un modesto versamento di 25 mila lire a Garibaldi per affrontare le spese di impresa ( cifra modica per la sua assurdità).
Il De Vita, invece, “trafugando” in archivi inglesi, ha scoperto, che proprio alla vigilia della partenza da Quarto, a Garibaldi fu segretamente versata l’ingente somma di tre milioni di franchi francesi, che lo stesso storico ritiene milioni di dollari di oggi. Quindi è da ritenere che la leggendaria Spedizione dei Mille fu finanziata da uno stato, che facilmente è da individuare in quello inglese. Tutto quell’oro a cosa servì? Scrive il De Vita: << E’ incontrovertibile che la marcia trionfale delle legioni garibaldine nel Sud venne immensamente agevolata dalla subitanea conversione di potenti dignitari borbonici alla democrazia liberale. Non è assurdo pensare che questa illuminazione sia stata catalizzata dall’oro>>. Inoltre osserva lo storico Vittorio Messori, che ai finanziamenti segreti se ne aggiunsero molti altri ( e notevolissimi e palesi) frutto di collette tra tutti i democratici d’Europa e delle Americhe. Come spiegare l’inaspettato sbarco a Marsala? Marsala era una sorta di feudo degli inglesi. Come spiegare strategicamente la sconfitta delle più numerose truppe borboniche a Calatafimi ad opera di Mille? Perché a Calatafimi la più moderna artiglieria borbonica fu sopraffatta da una vecchia colubrina( ferro vecchio) recuperata ad Orbetello durante la sosta a Talamone? Come spiegare strategicamente la resa di Palermo? A Palermo ci furono, si, degli eroi, ma pochi. A far arrendere il generale borbonico Ferdinando Lanza furono le piastre d’oro.
Ancora in Sicilia Garibaldi mandò in Calabria Domenico Damis, Ferdinando Bianchi e Luigi Miceli per alimentare la ignorante ribellione popolare e ciò per giustificare agli occhi del mondo la sua entrata nel continente. Il popolo sbavava per Garibaldi, ma non sapeva che un tempo gli furono mozzate le orecchia poiché ladro di cavalli e tutto ciò che stava facendo era solo per interesse pecuniario.
Cosa dire riguardo la marcia indisturbata per le Calabrie? Perché il generale Vial non oppose resistenza quando Garibaldi sbarcò in Calabria? Quando “Peppariello” raggiunse le coste calabre, il generale Vial stava a tavola in casa del marchese Enrico Gagliardi a Monteleone, suo quartier generale. Cosa dire della resa del generale borbonico Ghio e del disarmo di Soveria Manelli? Il generale Ghio aveva con sé più di diecimila uomini…cosa gli dissero o diedero il Damis con Ferdinando Bianchi facendolo fuggire lasciando le sue truppe allo sbando? E’ impensabile che un esercito come quello borbonico forte più di centomila uomini ( tralasciando le migliaia di solidi e ben preparati militi svizzeri e bavaresi), avesse lasciato via libera ad un esercito di “forconi” eppure con intrepida, poetica non malcelata soddisfazione , Garibaldi dettò il celebre telegramma da Acrifoglio: << Dite al mondo intero che ieri coi miei prodi calabresi feci abbassare le armi a diecimila soldati comandati dal generale Ghio. Il trofeo della resa fu dodici cannoni da campo, diecimila fucili, trecento cavalli, un numero poco minore di muli e immenso materile da guerra. Trasmettete a Napoli, e ovunque, la lieta novella.>> ( la colubrina reperita ad Orbetello fece nuovamente miracoli).
Dopo lo sbandamento di Ghio – scrive Raffaele De Cesare- e la inconcepibile dissoluzione di tutto l’esercito borbonico in Calabria, il ministero della guerra non si raccapezzò più.
Tutto l’oro che Garibaldi disponeva era una somma che un solo governo non poteva pagare. E in effetti- ribadisce il Messori- la fonte del denaro era l’Inghilterra ( non a caso lo sbarco avvenne a Marsala, come già detto prima, specie di feudo inglese e la resa di Palermo su una nave inglese). Tra i quei “Mille” pochi sapevano che il Piemonte stava acquistando il Sud con l’oro degli inglesi. Non so se esista ancora il “Caffè della Perla” a Torino; lì animatamente discussero dell’acquisto con Garibaldi gli arberesh Crispi, Domenico Mauro, Pasquale Scura, Domenico Damis e da parte materna Francesco Sprovieri. Costoro vendettero l’anima ai morti del ’48.
( Vincenzino Ducas Angeli Vaccaro)

Bibliografia essenziale:
Vittorio Messori, Pensare la Storia, una lettura cattolica dell’avventura umana;
Raffaele de Cesare, La fine di un Regno, l’attesa e il naufragio vol. III.

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