Losërat dhe lodrat në traditën popollore të Fermës

(a cura di Ambrogio Bellizzi)

Nel corso dell’anno scolastico 2011/2012 gli alunni della Scuola Primaria di Firmo hanno partecipato alla realizzazione del progetto R.U.G.A. (Ringjallja Udhesuese Gjuhes Arbereshe – Rinascita pianificata della lingua Arbereshe) per lo studio e la valorizzazione della storia, della cultura e delle tradizioni della  minoranza linguistica: la Lingua Arbereshe.

Il progetto è stato finanziaro dal MIUR con i fondi della legge 15 Dicembre 1999, N°482, art.5 ed è stato realizzato in rete con gli Istituti Comprensivi “E. Koliqi” di Frascineto e “G. Pascoli” di Villapiana.
“ll nostro Istituto ha inteso, così, dare continuità alle attività di insegnamento della lingua arbereshe, già avviate con successo negli anni precedenti, al fine di perservare la stessa dai pericoli di una società globalizzata e globalizzante nella quale si impongono idiomi e modelli ad essi correlati, che mettono in grave pericolo aspetti relativi all’identità degli appartenenti alla minoranza linguistica”  sottolinea il Dirigente Scolastico Prof. G. B. Di Marco.
Come tutti sanno, i nonni hanno una grande importanza nella nostra vita. Infatti, dopo i genitori, sono le figuri più presenti e assumono un aspetto carismatico legato alla loro disponibiltà, alla serenità e alla tranquillità che trasmettono.
Le nonne e i nonni sono importanti anche perchè rappresentano le radici vive della nostra vita, della nostra cultura, della nostra lingua, per questo il Preside ha voluto che la scuola realizzasse un progetto nel quale, attraverso l’opera dei nonni, si educasse l’alunno a conoscere il passato per comprendere meglio il presente e organizzare il proprio futuro.
Questi due percorsi didattici spesso si intrecciavano e quindi abbiamo deciso di farli camminare insieme. Abbiamo scelto in particolare di conoscere la nostra storia, dei nostri nonni e attraverso loro quella della nostra comunità.

Il gioco stimola l’inventiva, la curiosità, l’ingegno, la manualità, la creatività; abitua alla competizione, alla riflessione, al rispetto delle regole; contribuisce a formare la mente e potenzia le ablità fisiche e motorie; inoltre rappresenta un vero e proprio allenamento che il bambino compie inconsapevolmente per avvicinarsi ed addattarsi alla società degli adulti.
Nei tempi passati, il gioco era di tipo creativo, collettivo, di alto valore sociale. Infatti, i nostri nonni stavano sempre in compagnia in mezzo alla strada, ka gijtonia, ka ruga, nei vicoli del paese, nei campi, dalla mattina alla sera.
La gijtonia e la ruga rappresentavano la prosecuzione naturale dell’ambiente domestico , spesso povero ed angusto; erano il luogo ideale, soprattutto nelle belle giornate primaverili ed estive, alla vita comunitaria degli adulti e dei bambini. Erano questi i luoghi di incontro privilegiati, teatro dei giochi infantili di un tempo, dove ragazzini e ragazzine vocianti e gioiosi si confrontavano in giochi collettivi; erano il laboratorio deputato alla realizzazione di nuovi giocattoli ricavati con mezzi di fortuna e costruiti spesso in modo rozzo e poco resistenti. Infatti, il più delle volte, erano i bambini stessi, spesso assieme agli adulti, che dovevano costruire i loro giocattoli: piruçet, karroçulli, paluni (pallone costruito con gli stracci), frexi (la fionda), con materiali che riuscivano a reperire in casa o fuori.
Abbiamo scoperto come con semplici mezzi, parole, suoni e immagini, si divertivano i nostri nonni e i nostri genitori; apprezzato la bellezza e la semplicità dei giochi di una volta, sperimentandoli direttamente con grande divertimento di tutti. Grazie a loro abbiamo riscoperto il valore e l’autenticità del gioco e del giocare, divenendo coscienti dell’importanza dello stare insieme, acquisendo la consapevolezza dell’attività ludica, intesa come coinvolgimento di tutte le attitudini psico – fisiche della persona.
Pensiamo che la scuola dovrebbe promuovere progetti di studio sui giochi, sul modo di divertirsi, di vivere e di lavorare di una volta; non come ricerca episodica e fine a se stessa, ma come importante scelta didattica per la formazione delle giovani generazioni. Queste ricerche hanno avuto, nel corso dell’anno, un valore etno-antropologico, non certo marginale per lo studio e la conoscenza delle tradizioni, della cultura e della storia locale.
A conclusione dell’intero percorso, lo studio effettuato, ha reso possibile la realizzazione di una serie di lavori e manufatti di alcuni giocattoli e la stesura del presente testo, a memoria e testimonianza delle attività svolte.
  
Ambrogio Bellizzi
Docente Referente del Progetto 

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